
Camminare nel silenzio sacro di una foresta antica è un’esperienza di assoluto beneficio per chiunque.
Mentre il passo rallenta perché la fatica della salita lo impone, il corpo si apre all’esperienza del fiato grosso e del calore che dai polpacci sale alle cosce, ai glutei al petto e arrosa le guance.
E’ un corpo a corpo con i limiti fisici e non, un autentico bagno di umiltà (e sudore) che ci riporta nelle giuste relazioni con la complessità del mondo in una società che rende tutto “comodo” e “accessibile” (dunque irreale).
Nel mio viaggio sulle alpi, ho constatato come i luoghi “informino” le persone (sul concetto di informazione e sul suo ruolo nel nostro sviluppo spirituale, ho parlato in questo video) e ho ripensato al mio viaggio in Lapponia e all’incontro con la Sisu
Dire Sisu significa dire Finlandia, essendo esse parte dello spirito finlandese. A differenza di alcuni tratti scandinavi, uno tra questi l’Hygge, il Sisu non ci insegna a ricercare la felicità nelle piccole cose di tutti i giorni. Il Sisu è la spinta che ci guida nelle nostre battaglie personali, la forza e il coraggio, l’impegno per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Ma attenzione, non è l’obiettivo il nostro fine, ma il percorso che scegliamo di compiere e gli sforzi che mettiamo in questo viaggio, passo dopo passo. Quando pensiamo di arrenderci davanti a un ostacolo che appare intramontabile, ma ritroviamo in noi la via e portiamo a termine il compito. Quella forza è il Sisu che ho riscontrato in un certo senso anche nei camminatori in montagna con cui ho diviso un panino, quattro chiacchiere e un bel pò di silenzi all’ombra delle imponenti Alpi.
Non bisogna essere per forza finlandesi per apprendere il concetto di Sisu, per quanto i finlandesi credono che ciascuno di loro venga al mondo già con una buona dose di Sisu. Chiunque può riscoprire il proprio Sisu e applicarlo alla propria vita.
Come fare dunque? Iniziando a pensare che il Sisu sia un elemento integrante del tuo essere e del tuo corpo, come lo sono le emozioni o le braccia e così via. Essendo parte di te, devi allenarlo proprio come faresti con le gambe ad esempio. Altrimenti, rimanendo “fermi” non conoscerai mai le tue potenzialità.
Questo è un altro aspetto che letteralmente mi commuove nella Mindwoodness® e in quel suo potenziale terapeutico che non smette di emozionarmi più la approfondisco, la applico, la diffondo.
Ma tornando alla Sisu e a quell’inestimabile compendio di insegnamenti che vivere in luoghi in cui la Natura ha una voce determinante e imponente offre, ho pensato che se non hai la fortuna di vivere in zone selvagge che di per sé insegnano e nutrono, puoi allenare il tuo Sisu in questo modo:
- prendi una decisione e rispettala
- non rimanere nella tua comfort zone, valuta piuttosto di spingerti un po’ più in là
- considera una sensazione di disagio come un’esperienza fatta e un’opportunità per apprendere cose nuove e non lasciarti abbattere. Usa il disagio come uno strumento per andare avanti piuttosto che come un ostacolo per spingerti indietro
- se stai attraversando un momento difficile, pensa a come i tuoi antenati avrebbero affrontato le difficoltà (e qui avrei tanta voglia di raccontarti qualcosa di più sugli ultimi sviluppi di Radici di cura ma ci sto ancora lavorando…)
Se ti va, fammi sapere come va la tua pratica!






