
I misteri erano l’aspetto mistico delle religioni della fertilità, che celebravano la nascita, la sessualità e la morte avendo ben compreso che esiste un parallelo tra i cicli della natura e quelli della vita psicologica e spirituale .
In poche parole, il divino, i processi della natura e la vita individuale e sociale erano visti come l’uno il riflesso dell’altro e tutti parte di un processo continuo e intimamente legato alla vita stessa.
Alcune culture celebravano il ciclo solare (le 4 stagioni), altre seguivano i cicli lunari (le 4 fasi della luna) e i cicli della natura erano visti come corrispondenti agli eventi sacri dell’amplesso, della nascita e della morte.
Originariamente il grande principio spirituale era una dea, poi divenne un dio.
Questo essere divino dava alla luce un figlio (che nell’originale mitologia della dea diventava il suo sposo) o a una figlia (come nel mito di Demetra e Kore) che veniva sacrificata.
Queste narrazioni erano intrise di morte, sacrificio, rinascita e resurrezione: il vecchio dio muore e rinasce con il nuovo anno e propone un modello di morte e rinascita intimamente legato all’avvicendarsi delle stagioni ma anche al ritmico processo di rinnovamento psicologico che consente la nostra crescita.
Questo è il presupposto teorico che accompagna le esperienze di mitopoiesi che, lo si intuirà bene, sono parte integrante e determinante dell’approccio Mindwoodness alla cura del vivente.
Ma c’è di più in questo mio sentire profondamente che la tradizione della narrazione orale ha molto a che fare con l’approccio alla cura che sto approfondendo.
Basti pensare all’alchimia e al fatto che tutti i processi alchemici, con i loro relativi miti inerenti il Viaggio, contengono in codice gli stadi fondamentali dello sviluppo e della crescita psicologica.
Un codice che veniva tassativamente trasmesso dal maestro all’allievo essenzialmente per via orale e che rafforza la necessità terapeutica di tornare alla cultura della narrazione.
I testi riguardanti l’alchimia scritti dai maestri erano volutamente oscuri, in modo che solo chi fosse iniziato ai misteri potesse afferrarne il senso.
L’obiettivo di trasformare il piombo in oro è sempre stato secondario nella ricerca alchemica che non a caso era destinata a chi avesse una struttura dell’Io sufficientemente coesa per poterla portare avanti senza arrecare danno a se stesso o ad altri.
Il vero obiettivo di tutta la ricerca alchemica e del relativo linguaggio mitico che con essa è fiorito, è sempre stato l’espansione della coscienza dell’Io per fare esperienza dello Spirito e, nel processo, dar nascita al proprio Sé.
Da questo punto di vista si comprende bene come tutto il linguaggio alchemico e mitologico sia intimamente legato a processi di crescita e espansione psicologica e ne rappresentino un valido sostegno.
E’ con questo sentire che propongo le esperienze di mitpoiesi in natura: veri e propri viaggi di introspezione e riflessione che avvalendosi del linguaggio mitico e archetipico, offrono preziose occasioni di consapevolizzazione di propri processi interiori.
Il presupposto teorico da cui parto è quello della Psicologia del Sé che si svincola dalle distorsioni della prospettiva freudiana, basando tutto il suo lavoro analitico e terapeutico su introspezione ed empatia.
La visione psicologica dell’uomo trova, in tale mutamento, un nuovo equilibrio imperniato sul Sé, il “centro dell’universo psicologico dell’individuo“ dal quale scaturiscono le iniziative e al quale fanno capo le esperienze.
Al termine homo natura Kohut contrappone idealmente quello di homo psychologicus che è, “al livello più profondo, un Uomo Tragico, che cerca, quasi sempre senza riuscirci, di realizzare nel breve spazio della sua vita il programma esistente nel suo profondo. Un uomo quindi che con coraggio affronta il suo percorso esistenziale sempre volto alla realizzazione e alla manifestazione di Sé.
Una realizzazione che però è sempre dipendente da relazioni sane e appaganti (da qui la tragicità di essere intimamente dipendenti e bisognosi di rapporti degni di questo nome per crescere, evolvere ed essere felici) capaci di rafforzare una sana coesione interna (la cui mancanza è alla base dei disturbi e delle nevrosi comuni).
In quest’ottica si capisce bene come lo strumento delle narrazioni mitiche e tutti i lavori senso motori che propongo, serva anche a rivitalizzare uno sviluppo troppo spesso bloccato se non reso impossibile dalla mancanza di figure genitoriali o di riferimento capaci di sintonizzazione empatica.
Non è un caso inoltre che i laboratori di mitopoiesi si svolgano prevalentemente in natura, un ambiente che nutre e sostiene e che può svolgere alcune delle funzioni di Oggetto Sé di cui parlava Kohut e che sono alla base dello sviluppo sano della persona.
Insomma, più passa il tempo, più mi accorgo che la mindwoodness si arricchisce di alfabeti, affina relazioni e corrispondenze teoriche e soprattutto non smette di crescere…






