
Stiamo vivendo una situazione a livello globale senza precedenti, che ci mette in contatto con urgenza con un senso di fragilità, impotenza e precarietà.
In tempi in cui uscire di casa è diventato complicato, apprezzo ancora più del solito il fatto di vivere in campagna e di avere la possibilità di coltivare qualche ortaggio ma anche la possibilità che ho di andare nei campi a raccogliere erbe selvatiche da mangiare, rinnovando con questo il mio intimo legame con la Natura e un senso di infinita gratitudine che nasce da questo profondo mio senso di appartenenza.
Nonostante le difficoltà (in primis i cinghiali che vengono a farci visita oltre al fatto che personalmente mi vedo poco portata nel costruire recinti a salvaguardia della zona cotivata) sento un urgente bisogno di tornare a parlare con la terra, anche attraverso un orto, nutrendomene, lasciando che la sua infinita saggezza mi porti consiglio, oltre che cibo.
Mi rendo conto che oltre a nutrirci, coltivare il nostro cibo contribuisce a riportare il nostro mondo fatiscente in una prospettiva solida.
Coltivare la terra, ci aiuta a realizzare che comunque vada la natura ci offre la possibilità di andare avanti, anche senza gli ipermercati e i carrelli spesso pieni del superfluo.
Essere in grado di coltivare il nostro cibo genera un senso di fiducia in noi stessi insieme a un senso di solidità e forza di fronte all’ignoto.
Vivere un quotidiano contatto con la terra, ci ricorda che esiste un tipo di ricchezza che va ben oltre i conti bancari e le carte di credito e ci offe stabilità e fiducia nel pensare e immaginare un futuro del tutto sconosciuto.






