I ritiri sono occasioni per allontanarci dal quotidiano trambusto di pensieri, azioni e parole, alla ricerca di un luogo quieto, dentro e fuori di noi, nel quale ricollocarci, ritrovare spaziosità interiore e calma.
La vita frenetica che conduciamo è uno dei maggiori responsabili degli stati ansiosi e stressogeni che ormai riguardano tutte e tutti in modo preoccupantemente trasversale. Questo perchè abbiamo un quotidiano costipato di cose da fare e dimostrare perchè abbiamo barattato il nostro saper essere con un “saper fare” o meglio un “saper apparire” che molto spesso è lontano anni luce da noi stesse e noi stessi. Per questo facciamo fatica e ci sentiamo spesso drenatə, spossatə, svuotatə.
Un ritiro di ecodharma in natura è una preziosa occasione di riconnessione con i nostri ritmi naturali (a partire proprio dal ritmo del nostro respiro) e quindi è una esperienza incarnata di appartenenza. Se, come credo, il nostro malessere contemporaneo deriva anche da un diffuso senso di solitudine che finisce con il farci sentire illusoriamente separatə e distanti da tutto ciò che ci circonda, l’ecodharma ci insegna a dubitare della nostra mente offuscata dall’ ignoranza e ci riconduce in modo naturale alla nostra intima essenza.
La sofferenza che sperimentiamo è infatti figlia di una confusione congenita che abita le nostre menti che sono continuamente preda delle apparenze e che, se non coltivate, ci inducono a scambiare per “reali” e “intrinsecamente veri” dei meri fenomeni transitori. Il viaggio dalla confusione alla chiarezza mentale, è per me indissolubilmente legato a un viaggio di riconnessione con la Natura che sempre ci insegna ad abitare il flusso incessante di trasformazione che tutto pervade. Abitare i boschi e il cammino lento in natura, significa per me spogliarsi lentamente delle illusioni che la nostra mente produce. Illusioni che ci fanno pensare di esistere in modo autonomo e “intrinsecamente vero”, quindi separatə e distanti da tutto il resto.








